Introduzione alla lingua ainu

Un tesoro in pericolo

 La lingua ainu, o ainu itak, è, per darne una rapida definizione, una delle lingue più affascinanti e misteriose al mondo. Non si tratta solo di un veicolo di comunicazione che non ha legami di parentela con alcuna altra lingua: è espressione di un’intera visione del mondo strettamente legata alla cultura e alla spiritualità di un popolo che, per millenni, ha vissuto in stretto contatto e meravigliosa sintonia con la natura. Tuttavia, nonostante la sua importanza storica e culturale, l’ainu è oggi in grave pericolo di estinzione.
 Gli ainu sono un popolo indigeno originario di Hokkaidō, l’isola più a nord del Giappone, nonché la più ampia e la meno densamente popolata; la presenza storica degli ainu si estende anche alle regioni circostanti, come le isole Curili e la Kamchatka. La lingua è strettamente legata alla storia di queste popolazioni, che per secoli hanno vissuto di caccia, pesca e raccolta seguendo un ben regolato e delicatissimo calendario stagionale. È anche scorretto, in realtà, parlare di “lingua” al singolare, in quanto sarebbe più appropriato definirla un’insieme di dialetti regionali. L’ainu di Hokkaidō non è l’ainu di Sakhalin, nonostante vi siano somiglianze non trascurabili; l’ainu del nord di Hokkaidō (per esempio l’area di Abashiri) è addirittura diverso da quello del sud (sottoprefettura di Iburi).

Le origini

 L’origine dell’ainu rimane avvolta nel mistero, ma ciò che è certo è che ha radici molto più profonde di molte altre lingue parlate in Asia. La lingua ainu è isolata, il che significa che non è legata a nessun altro gruppo linguistico conosciuto: non è imparentata con il giapponese, e per estensione con alcuna lingua asiatica. Gli studiosi non sono ancora riusciti a stabilire con certezza se vi sia una relazione diretta con altre lingue, e alcuni suggeriscono che potrebbe rappresentare una delle lingue più antiche della regione; altri propongono somiglianze con la lingua inuit per due ragioni principali:
 1) entrambi sono idiomi agglutinanti (ossia aggiungono affissi alla radice delle parole per formare significati complessi);
 2) entrambe le popolazioni si definiscono con etnonimi: sia “ainu” sia “inuit” significano “uomo, essere umano” nelle rispettive lingue, il che suggerirebbe un debole legame o quantomeno occasioni di contatto e reciproca influenza.

Caratteristiche linguistiche uniche dell’ainu

La lingua ainu possiede una serie di caratteristiche che la rendono affascinante dal punto di vista linguistico. Ecco alcune delle sue peculiarità:

I. Struttura grammaticale

 La struttura grammaticale segue tipicamente il modello soggetto-oggetto-verbo (SOV), il che significa che, ad esempio, in una frase come “io vedo il cane”, la costruzione corretta in ainu sarebbe: “io cane vedo”. Questo ordine delle parole è comune in molte lingue asiatiche, tra cui anche il giapponese, e non è sufficiente per risalire alle origini.
 Il sistema fonologico è relativamente semplice rispetto ad altre lingue. Si basa su cinque vocali (a, i, u, e, o) e un numero limitato di consonanti, singole o doppie.

II. Uso delle particelle

 Come il giapponese, l’ainu utilizza particelle per modificare il significato delle parole e per indicare il ruolo che queste parole giocano nella frase. Le particelle possono indicare il caso (come il nominativo, il dativo, l’ablativo) e altre funzioni grammaticali, ed è proprio attraverso l’uso delle particelle che si stabilisce la relazione tra i diversi elementi della frase.

III. Vocabolario

 L’ainu è ricco di termini che fanno riferimento a elementi naturali, animali, piante e fenomeni meteorologici. Ogni animale o pianta ha un nome specifico e talvolta sono anche presenti varianti dialettali, che riflettono la diversità e la ricchezza dell’ambiente in cui gli ainu vivono. La lingua non si limita a descrivere la natura, ma la interpreta anche attraverso una intricata visione spirituale: l’articolato sistema di credenze detta infatti che ogni aspetto della natura, dalle montagne all’oceano, agli animali essenziali per il sostentamento della comunità, siano spiriti chiamati kamui.

IV. Tradizione orale

 L’ainu è sempre stato un idioma esclusivamente orale, tanto da non aver mai sviluppato un proprio sistema di scrittura e viene oggi reso principalmente con l’alfabeto latino o con il sillabario giapponese katakana, specificamente adattato a renderne i suoni. Le storie popolari, i miti e le leggende (upashkuma e yukar, per citarne un paio) venivano tramandati di generazione in generazione attraverso il canto e il racconto orale. Le narrazioni erano spesso accompagnate da rituali e cerimonie che rafforzavano il legame spirituale con la natura e la comunità.

La ricostruzione di un villaggio tradizionale ainu nel complesso museale Upopoy.

La scomparsa della lingua ainu: le cause del declino

 La diffusione della lingua ainu cominciò a declinare drasticamente a partire dall’epoca Meiji (1868-1912), quando il Giappone intraprese una serie di politiche di assimilazione mascherate sotto il pretesto della “modernizzazione del Paese”. Inizialmente, gli ainu furono costretti a cedere gran parte delle loro terre ai coloni giapponesi, e la lingua stessa cominciò a essere proibita insieme ad altre pratiche culturali come il tatuaggio (in ainu sinuye). Il giapponese allo stesso tempo fu promosso come idioma ufficiale e di formale istruzione scolastica: i bambini ainu venivano puniti se parlavano la loro lingua madre, e molti di loro cominciarono a perderne l’uso a favore del giapponese. La crescente pressione per l’integrazione degli ainu nella società giapponese contribuì pesantemente alla perdita di un’identità culturale unitaria e, al contempo, si fecero frequenti episodi di crudele discriminazione. Oggi si stima che i veicolanti madrelingua dell’ainu non siano più di diecimila, e principalmente anziani1.

Gli sforzi per la rivitalizzazione

 Nonostante il grave declino, ci sono segni di speranza. Negli ultimi decenni, ci sono stati numerosi sforzi per preservare, rivitalizzare e promuovere l’uso della lingua ainu. L’Università di Hokkaidō, ad esempio, ha avviato programmi per formare insegnanti di lingua ainu; linguisti sia in Giappone sia in altre parti del mondo stanno lavorando intensamente per documentare la lingua ainu prima che scompaia definitivamente, registrando materiale atto a compilare dizionari e grammatiche complete, tenendo anche conto delle varietà dialettali.
 Nel 2008, il governo giapponese ha finalmente riconosciuto gli ainu come popolo indigeno, un passo importante per garantire la loro protezione; nel 2020 a Shiraoi, una cittadina dell’Hokkaidō meridionale, è stato inaugurato l’Upopoy National Ainu Museum and Park, che non solo è diventato il più importante centro per la diffusione della cultura ainu, ma è anche promotore di eventi e iniziative con supporto governativo.

L’edificio principale di Upopoy, di fronte al lago Poroto.

Conclusione: un futuro per la lingua ainu

 La lingua ainu, pur essendo oggi parlata da pochi, non è perduta. Con l’impegno delle nuove generazioni e il crescente supporto delle istituzioni locali e internazionali, c’è speranza che la lingua possa essere non solo preservata, ma anche rivitalizzata. Non solo come strumento comunicativo, ma come un patrimonio che racconta la storia di un popolo e una visione del mondo tanto speciale quanto unica. Salvare l’ainu è un atto di giustizia culturale, il tanto dovuto riconoscimento dell’identità di un popolo fiero.


1 Il governo giapponese non ha mai effettuato un censimento esclusivo per la minoranza ainu. Inoltre, i membri stessi della comunità ainu temono tutt’oggi di identificarsi come tali, a causa di bullismo e discriminazione ancora presenti, seppur in misura minore rispetto al passato; perciò i dati a nostra disposizione sono solo stime molto approssimative.

3 pensieri riguardo “Introduzione alla lingua ainu

  1. Durante un mio viaggio a Tokyo sono stata con il mio compagno a uno dei pochissimi ristoranti Ainu, Harukor. Un vero e proprio buco nel muro con tre o quattro tavoli e una famiglia che cucinava e serviva ai tavoli – la nostra cameriera avrà avuto 10-12 anni! Fu un’esperienza culinaria incredibile, e una storia di grande rivalsa culturale che ci permise di conoscere meglio la discriminazione Ainu in Giappone e le ragioni dietro l’apertura di questo ristorante così particolare.

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    1. Ciao Giulia, grazie per il tuo commento! La cucina ainu è specialissima, direi perfino che in alcuni casi difficilmente si adatta ai nostri palati… in Hokkaido l’anno scorso ho assaggiato una specie di tartare di frattaglie di salmone, chiamata “citatap” (チタタプ). È stata anche per me un’esperienza incredibile, ma non esattamente come la intendi tu! 😄 Non sono stata a Harukor, ma mi hai appena dato un ottimo suggerimento per il prossimo viaggio. Ci sono degli gnocchetti fritti in grasso animale (di solito cervo o orso) che non vedo l’ora di provare!

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