Sinuye: la pratica del tatuaggio

Donne ainu con tatuaggio labiale

 Nel ricco patrimonio culturale ainu, il tatuaggio emerge come una pratica centrale, carica di significati spirituali e sociali. I tatuaggi non sono semplici ornamenti, ma rappresentano riti di passaggio, segni di identità e simboli di protezione dalla funzione apotropaica. Sebbene queste pratiche siano in gran parte scomparse a causa della repressione etnica, rimangono tutt’oggi una testimonianza di resilienza e profondità culturale.

Origini e significati dei tatuaggi ainu

 La pratica, nota come sinuye (o sinui, a seconda delle trascrizioni1), era uso comune ed equalmente diffusa tra uomini e donne, anche se i motivi e i significati variavano. Pattern intricati, linee fluide e intrecci ricoprivano mani e braccia: ogni disegno rifletteva la storia personale, il lignaggio familiare e il ruolo dell’individuo nella comunità.
 Le donne in particolare mostravano uno speciale tatuaggio labiale, considerato una protezione contro gli spiriti malvagi, qualcosa che a noi potrebbe ricordare un “sorriso” ma che in realtà ricalcava la forma della bocca del serpente sacro Nusa-kor-kamui. A seconda delle regioni, Nusa-kor-kamui può essere visto come uno spirito femminile o maschile. Nell’area di Noboribetsu (Hokkaidō meridionale), il serpente è la manifestazione terrena dello spirito che governa l’altare all’interno della casa, o “l’anziana dell’altare”. Chiri Yukie (1903-1922), in una nota a margine nel suo Ainu Shin’yōshū, spiega:

Nusa-kor-kamui è la dea dell’altare, una donna anziana. […] In occasioni speciali si mostra agli umani, assumendo la forma di un serpente. Se un serpente appare nelle vicinanze dell’altare o della finestra a est, si dice che “l’anziana dell’altare è dovuta uscire per sbrigare delle faccende”; in questi casi, il serpente non viene ucciso. Si dice che, nel caso in cui il serpente venga ucciso, si incorra in castighi.

 Il tatuaggio labiale è dunque un emblema della saggezza e del posto della donna nell’universo, nonché della sua preparazione al matrimonio, come vedremo di seguito.

Il processo del tatuaggio

 Il tatuare era una cerimonia estremamente elaborata, eseguita da un’anziana tatuatrice tenuta in grande considerazione per la sua abilità e conoscenza. L’inchiostro veniva preparato usando del grasso animale e la fuliggine del focolare domestico: si credeva che la fuliggine fosse un altro aspetto della dea del fuoco apehuci, e che la sua presenza nel corpo ne rappresentasse la benedizione. L’intero processo, estremamente doloroso, richiedeva più o meno dieci anni per definirsi completo: iniziava con la prima mestruazione e terminava quando la ragazza era pronta per sposarsi.
 Le stagioni ideali erano la primavera e l’autunno, preferendoli all’estate e all’inverno in quanto la guarigione della pelle sarebbe stata più rapida. Dato che la bocca si sarebbe gonfiata rendendo il nutrirsi quasi impossibile, la ragazza mangiava e beveva in quantità nei giorni precedenti all’operazione.
 Per prima cosa si applicava una soluzione medicinale a base di artemisia e corteccia di frassino (Fraxinus mandshurica) sul volto o sugli arti; poi, con una lama di ossidiana o uno speciale coltello, chiamato makiri, si aprivano piccoli tagli e si strofinava fuliggine di corteccia di betulla nelle ferite. Si applicava infine la stessa soluzione per evitare infezioni.
 L’atto del tatuare era inoltre accompagnato da preghiere e rituali per invocare la protezione degli spiriti e assicurare la riuscita del disegno.

La repressione storica

 Il governo giapponese centrale di epoca Meiji (1868-1912) vietò il tatuaggio in quanto considerato “incivile”, nonché un ostacolo alla modernizzazione e all’omogeneizzazione dell’identità nazionale. Le donne con tatuaggi visibili venivano punite e le anziane tatuatrici dovevano sottostare a severe restrizioni. L’aggressiva soppressione di questa pratica e molte altre portarono il tatuaggio ainu pericolosamente vicino all’estinzione: l’uso declinò rapidamente sotto il peso della stigmatizzazione e delle conseguenze legali. Ciononostante, molte donne ainu continuarono a portare i loro tatuaggi con orgoglio, resistendo con forza all’annullamento della loro identità; l’ultima donna ainu a possedere tatuaggi tradizionali morì nel 1998.

Rinascita e prospettive moderne

 Oggi, il tatuaggio rappresenta la resilienza culturale del popolo ainu. Con iniziative sempre più frequenti e diffuse per la celebrazione dell’identità ainu, sta tornando anche l’interesse nel sinuye. La storia del tatuaggio ainu non solo mostra la loro creatività e spiritualità, ma è anche una sorprendente testimonianza degli sforzi di un popolo contro soppressione e assimilazione. Sebbene il tatuaggio in sé rimanga in gran parte relegato alla storia, il suo significato culturale è onorato attraverso arte e letteratura, e continua a ispirare discussioni sui diritti delle popolazioni indigene e sull’importanza di proteggere le tradizioni.
 In conclusione il sinuye non è, quindi, una mera curiosità storica: è una finestra sull’anima di un popolo che ha usato l’arte per navigare le complessità della vita, della spiritualità e della propria identità. La storia del sinuye continua a risuonare, ispirando una nuova generazione a riconnettersi con le proprie radici.


1 Sinuye significa “fare un tatuaggio”, quindi “pratica del tatuare”. Il “tatuaggio” in sé è chiamato nuye (o nui).

3 pensieri riguardo “Sinuye: la pratica del tatuaggio

  1. Pensa che in Giappone, dove sono stata recentemente, in certi bagni caldi oppure terme è espressamente vietato portare i tatuaggi. Io ne ho due, un po’ vistosi, che rappresentano un rito di passaggio. Nessuno mi ha detto niente e ho visto delle donne giapponesi o comunque asiatiche tatuate. Questo promette bene per gli ainu. Buona serata

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    1. Ciao Silvia, grazie per il tuo commento! Sì, anche io ho dei tatuaggi e ho vissuto in Giappone per sei anni. Le cose sono cambiate un po’ dopo le ultime Olimpiadi, ma nelle cittadine di campagna i tatuaggi sono ancora accolti con uno storcere del naso. Di solito le onsen forniscono dei “cerotti” appositi per nasconderli. Il tatuaggio è ancora legato alle bande criminali e in particolare yakuza, quindi non sono visti di buon occhio al di fuori delle metropoli. In ogni caso, i cambiamenti sono lenti: vale sempre la regola del “non succede nulla, ma meglio non mostrarli”.

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