
Un importante filone letterario orale della tradizione ainu è rappresentato dagli yukar (ユーカㇻja). Il termine yukar sembra provenire dall’ormai estinta varietà di ainu di Sakhalin con il significato proprio di “canto”, o “cantilena”; mentre in Hokkaidō originiariamente si usava il termine sakorpe, passando solo successivamente all’attuale comune denominazione di yukar.
Gli yukar sono racconti epici recitati con un ritmo preciso, che si concentrano sulle relazioni tra gli esseri umani e il mondo delle forze naturali. Il ritmo viene scandito dal narratore picchiettando un bastone, chiamato repni, sulla cornice di legno del focolare domestico.
Ogni verso degli yukar è inframezzato da un sakehe, una sorta di ritornello: può rappresentare il richiamo di un animale oppure una caratteristica del protagonista del canto, divinità, animale o umano che sia. Il più delle volte tuttavia il significato del sakehe è oscuro e non traducibile, ma svolge una funzione essenziale nel ritmare la narrazione. Kayano Shigeru (萱野茂ja, 1926-2006) inoltre sosteneva che il sakehe servisse a dare tempo al narratore di ricordare il verso successivo, in quanto ogni yukar è recitato a memoria e i più lunghi possono arrivare fino a ventimila, trentamila versi.
Il kamui yukar
Kamui, parola che per chi mastica un po’ di giapponese in qualche modo ricorda kami 神, è un termine che copre una gamma molto ampia di “forze naturali”: tutto ciò che è animato e non umano, compresi animali e insetti, alberi e piante, così come il fuoco, l’acqua e i fenomeni meteorologici. Si può affermare che è kamui qualsiasi cosa su cui gli esseri umani non hanno controllo. I kamui yukar sono quindi canti che hanno per voce narrante, e protagonista, un kamui. Generalmente gli yukar sono sempre recitati in prima persona, con un linguaggio raffinato specifico perché la voce del kamui si differenzi dal parlato quotidiano.
Lo yukar che presentiamo qui, Ninninkeppo hokuhu numke, rientra nella categoria dei kamui yukar, e la protagonista è la lucciola, ninninkeppo. Nell’abituale lunghezza degli yukar, a volte di venti o trentamila versi, questo rappresenta un’eccezione nella sua brevità. Inoltre, per motivi di spazio e praticità si è deciso di mantenere il sakehe solo nel primo verso: tukanakana. Si noti infine che gli yukar tradizionalmente non hanno un titolo, ma viene loro dato comunque per convenienza dai trascrittori come Chiri Yukie.
Il testo fu riportato in ainu e in giapponese per la prima volta dal già citato Kayano Shigeru, che lo ascoltò da Nabesawa Nepki (1889-1974) e lo trascrisse nel 1969. Kayano fu un instancabile attivista per la conservazione della cultura ainu: egli stesso di etnia ainu, nacque nel villaggio di Nibutani sulla costa meridionale di Hokkaidō, e fu allevato in gran parte dalla nonna che parlava quasi esclusivamente la lingua ainu. Nel 1972 fondò il Museo Ainu di Nibutani e, come Chiri Yukie, registrò molti esemplari di letteratura orale che egli stesso era in grado di recitare. Kayano fu, tra l’altro, il primo politico ainu a sedere nella Camera Alta della Dieta giapponese.

Ninninkeppo hokuhu numke
La lucciola sceglie il suo sposo
Tukanakana
ci mutkane1
atuy kurka
emakrakot
atuy tomotuye
ci yaykotomkap
ci hunara kusu
paye as awa
pirka okkaypo2
ci nukar korka
utonna siko
ci ekopankar
orowano suy
ci mutkane
atuy kurka
emakrakot
paye as ayne suy
sine okkaypo
ci nukar korka
konkane siko3
ci ekopankar
orowaun suy
paye as ayne
pirka okkaypo4
ci nukar korka
sine rettukor
ci ekopankar
orowano suy
ci mutkane
atuy kurka
emakrakot
paye as ayne
pirka okkaypo5
ci nukar ruwe
ene oka hi
sikihi ka poro
etuhu ka tanne
ki wa ne korka
ci yaykotomkaSirkap neruwene sekor ninninkeppo hawean sekor ne hawe un.
Tukanakana
Con il mio corpo così com’è1
sulla superficie del mare,
illuminandone ogni angolo
lo attraversai
alla ricerca
di qualcuno che mi somigliasse.
E mentre andavo
incontrai
un bel giovane2, però
era strabico
e lo rifiutai.
Dunque proseguii
con il mio corpo così com’è
sulla superficie del mare
illuminandone ogni angolo.
Andai e andai,
incontrai
un uomo
d’oro3, ma mi accorsi
che non mi piaceva.
Dunque proseguii,
andai avanti e avanti,
incontrai
un bell’uomo4
che però aveva un solo pelo sul mento
così lo rifiutai.
Dunque proseguii,
con il mio corpo così com’è
sulla superficie del mare,
illuminandone ogni angolo
andai avanti e avanti,
e incontrai
un bel giovane5. Guardai bene
e così erano le sue fattezze:
aveva grandi occhi
e un lungo naso.
Per qualcuno come me
era un uomo molto adatto.
[Mio marito è] un pesce spada.
Così parlò
la lucciola.
1 Ci mutkane: letteralmente “il mio corpo così com’è”. Secondo gli ainu, i kamui avrebbero due corpi: quando risiedono nel loro mondo hanno le fattezze umane, mentre quando visitano il mondo degli uomini indosserebbero “armature” (hayokpe) dalle fattezze animali.
2 Questo primo giovane incontrato dalla lucciola è un halibut, o ippoglosso.
3 Il secondo uomo incontrato dalla lucciola è uno squalo. Da notare il doppio significato di konkane siko: konkane da solo significa “d’oro” o “dorato”, mentre l’intera espressione è un nome alternativo per lo squalo.
4 Qui la lucciola incontra un merluzzo, identificabile dal “pelo sul mento” che è in realtà il barbiglio.
5 Come specificato alla conclusione dello yukar, la lucciola alla fine incontra un pesce spada, che le aggrada.

