
Chiri Yukie (知里幸恵ja 1903–1922, dove “Chiri” è il cognome) è una figura a dir poco straordinaria nella storia culturale ainu: nonostante la sua breve vita, riuscì a immortalare le antiche storie di un popolo emarginato, che fino a quel momento erano state tramandate di generazione in generazione solo oralmente. I tredici kamui yukar (poemi divini) che trascrisse e tradusse nella sua opera Ainu Shin’yōshū (postumo, 1923) rappresentano le fondamenta per la rivitalizzazione della lingua, letteratura e cultura ainu.

Origini e contesto
Yukie nacque nel 1903 a Noboribetsu, nella regione di Hokkaidō, nord del Giappone. I genitori Takakichi e Nami (nome ainu: Noka’ante) lavoravano la terra per il proprio sostentamento e possedevano una piccola fattoria, specializzandosi in seguito nell’allevamento di cavalli. Nami e la sorella Matsu (nome ainu: Imekanu) avevano frequentato la scuola anglicana per bambini ainu del missionario John Batchelor a Hakodate, e si convertirono al cristianesimo; Yukie stessa fu battezzata alla nascita e cresciuta come cristiana.
Nel 1907, con la nascita del fratello Takaō, Yukie si trasferì nell’adiacente Okacipe (Okashibetsu in giapponese) presso la nonna Monasinouk. Nel 1909 naque il fratello Mashiho e, per sgravare i genitori da un peso economico, Monasinouk con Yukie al seguito si spostò a Chikabumi, oggi frazione della città di Asahikawa, dalla zia Matsu.
Matsu era membro attivo della chiesa locale, operando sotto l’ala di Batchelor; Monasinouk era una celebre narratrice di yukar e non parlava giapponese: Yukie fu così immersa fin dalla tenera età in un ambiente domestico bilingue e crebbe con una conoscenza completa della lingua ainu, cosa già allora piuttosto rara. Infatti, dalla fine dell’Ottocento il governo centrale giapponese aveva promosso delle riforme atte alla “modernizzazione” del Paese: tra queste, la forzata assimilazione del popolo ainu nella società dominante, proibendo la lingua ainu e imponendo il giapponese come unico veicolo di comunicazione.
Istruzione
A Chikabumi, Yukie frequentò una scuola elementare per bambini ainu e a tredici anni sostenne l’esame di ammissione alla Scuola Superiore Femminile di Asahikawa, ma fu respinta in quanto cristiana e ainu. La discriminazione degli ainu era pratica comune e diffusa: questo non la fermò dal tentare l’esame di ammissione alla Scuola Professionale Femminile, che superò con ottimi risultati. Scrive ai genitori nell’aprile del 1917:
この度区立女職校に入学いたします。(タクサンオイワイシテチョウダイナ)[…] 三日か四日か二日にはきっとタイムスにも出るでせうから大きい目をうんと開けて御覧下さい。[…] (百十名の中で四番ですからえらいでせう)
Sono stata ammessa alla Scuola Professionale Femminile (mi raccomando, fatemi le congratulazioni!). […] Sarà di certo sul Times tra tre, quattro, o due giorni, quindi leggete per bene. […] (Sono arrivata quarta su centodieci, non sono stata eccezionale?)

Cresciuta in un periodo in cui l’identità e la cultura ainu erano sotto attacco a causa delle politiche del governo, Yukie visse la doppia tensione di appartenere a una minoranza e di frequentare un sistema educativo di stampo giapponese. Nonostante le difficoltà, Yukie eccelleva negli studi: fu promossa a capoclasse e diversi suoi componimenti furono presentati durante esposizioni organizzate dalla prefettura. La scuola si trovava a circa quattro chilometri dalla casa, distanza che Yukie percorreva a piedi tutte le mattine, nel gelido inverno di Hokkaidō le cui temperature potevano crollare fino a -20°C.
L’incontro con Kindaichi Kyōsuke
Nell’estate del 1918, Batchelor presentò Monasinouk e Matsu al ricercatore di lingua e letteratura ainu Kindaichi Kyōsuke. Kindaichi, che al tempo viaggiava attraverso l’Hokkaidō per registrare gli yukar, spiegò a Yukie e alla sua famiglia l’importanza degli yukar, al pari delle epiche greche: Yukie, profondamente commossa dalla passione del professore, decise di trascrivere per lui gli yukar recitati a memoria dalla nonna, e quando Kindaichi tornò a Tōkyō le inviò regolarmente quaderni per annotarli.
Nella primavera del 1920 Yukie si diplomò e tornò alla sua casa natale a Noboribetsu, per riprendersi da alcuni problemi di salute che l’avevano afflitta nei mesi precedenti; fu costretta a un periodo di riposo forzato con quella che le fu mal diagnosticata come una bronchite cronica. Kindaichi le inviò regolarmente quaderni per annotare gli yukar, e la invitò a trasferirsi a Tōkyō per proseguire insieme gli studi.
Tōkyō e gli ultimi anni
La salute di Yukie tuttavia non migliorò e dopo diverse visite mediche si capì che aveva ereditato dal padre Takakichi una non meglio specificata condizione cardiaca che non le permetteva di affaticarsi. La famiglia era decisamente contraria al suo viaggio a Tōkyō e vi si oppose strenuamente, ma Yukie riuscì a convincere i genitori e partì per la capitale nel maggio del 1922, poco dopo aver firmato dei documenti prematrimoniali con il coetaneo ainu Murai Sōtarō.
Una volta a Tōkyō, Yukie si concentrò negli studi con più fervore che mai: il professore le insegnava l’inglese, e lei correggeva le sue annotazioni sulla lingua ainu. Aiutava nelle faccende domestiche, badava ai bambini e dedicò tutta se stessa alla stesura del manoscritto oggi conosciuto come Ainu Shin’yōshū.
L’estate del 1922 fu particolarmente calda e umida: Yukie, già debilitata dalla malattia, riconosciuta a fine agosto come stenosi mitralica non si scoraggiò e non posò mai il pennello. Il 18 settembre il manoscritto fu pronto, e Yukie morì di insufficienza cardiaca la sera stessa, giusto poche ore dopo averlo completato.
Ainu Shin’yōshū fu dato alle stampe l’anno successivo, con il supporto di Kindaichi.


